qUore di napOli

Nato negli anni 10 del 2000 come Festival del bacio – dapprima nomade negli spazi della regione Campania; poi ingabbiato nella rete degli eventi partenopei –  sabato 13 maggio l’iniziativa arriva al suo terzo giro di lancette come Cuore di Napoli.

“La certezza che il caos nell’universo – come a Napoli – tende a dinamiche di equilibrio”: questa polarizzazione, o meglio, schiacciamento sulla città partenopea è la carta giocata dai tantissimi che partecipano dell’iniziativa – in quanto promotori – come leva del successo ottenuto. In scena va un processo di estetizzazione degli spazi urbani mediata da nuove tecnologie impiegate per lo più al fine di documentare via social il processo artistico in corso. Perché, sia chiaro, questa è una manifestazione artistica a tutto tondo. A partire dal cuore pixelato che ormai accompagna molti esercizi commerciali di alcune arterie del centro storico fino ai falsi detournement di un semaforo il cui segnale di arresto è manufatto tramite un cartoncino nero bristol ritagliato.

Quest’anno la riqualificazione da praticare attraverso l’arte è stata portata sulle torri di Porta Capuana, quella porta così grande che diventa metafora di una bocca che stenta a chiudersi. Viene coinvolta principalmente una parte di via dei tribunali, quella buia e senza pizzerie. Così, il carattere social-commerciale dell’iniziativa è ben visibile anche lì dove i soldi scorrono meno rutulenti che oltre via duomo. Davvero democratico.

Senza andare troppo per le lunghe il punto è questo: abbiamo appreso che la cultura si fa politica fin da quando Pisistrato fa fissare i poemi omerici per iscritto, fin da quando abbiamo saputo che ad Augusto avere un po’ di gente attorno grazie a Mecenate non dispiaceva. Taglio la storia come uno dei jeans di tendenza oggi e arrivo a quelle proposte culturali appoggiate dai comuni promotori, dagli enti che molto gentilmente e felicemente danno il proprio patricinio all’iniziativa. Napoli premia il cuore di Napoli.

Essendo l’onda del 2008 un movimento politico studentesco infrantosi sulle spiagge del parlamento italiano ed evaporato tanto in una compravendita di crediti accademici quanto nell’alternanza scuola-lavoro (in cui si impara a rassegnarsi a lavorare), l’unica  onda che si può cavalcare oggi è quella di una politica che faccia delle turisticizzazione dei propri paesaggi il proprio braccio armato e della identità basata sul luogo comune il cuore pulsante della propria azione. Così, non deve sorprendere che la città di Napoli incoraggi bandi artistici in cui debba venire esaltata l’immagine della città accogliente (si veda il bando del premio Pezzuti arte per le metropolitane di Napoli). Si arrivi ad iniziative quali Cuore di Napoli, le cui pieghe culturali sono annidate nei risvolti economici, ed il gioco è fatto. L’arte, ancora una volta, costruisce immagine dettate non da urgenza, bensì da un fine. Altro che l’economia dei mezzi.

Napoli città accogliente, Napoli dal cuore grande, Napoli con le sue contraddizioni, Napoli è na carta sporca.
Napoli è una città vecchia, la vera contraddizione in grembo ad una città che nel nome intendeva altro che non la sterile ripetizione di sè stessa.

E così vediamo all’opera questi giovani ragazzi dell’accademia di belle arti di Napoli, del dipartimento di nuove tecnologie dell’arte, impegnati a fare l’arte come pubblicità pur senza guadagnarci niente.

 

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